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Medico chirurgo, Specialista in Psichiatria.
Psicoterapeuta.
Iscritto all'Albo dei Periti e dei Consulenti del Tribunale di Lodi.

Dottor Davide Manghi

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    14/03/13 - La persona che è me

    Questo breve testo seguiva un incontro con gli studenti del Liceo Scientifico Gandini di Lodi, nell'ambito della Settimana della Cultura.

     

     

     

     

     

    27 aprile 2010:
    “LA PERSONA CHE E' ME – ALLE ORIGINI DELL'IO”
    un riassunto ed alcuni commenti

    Questo commento rappresenta una proposta di ulteriore riflessione dopo quella svolta insieme nella mattinata di martedì. Si troveranno in essa i contenuti su cui mi ero soffermato, soprattutto nella prima parte della mia presentazione.
    Essa mi è parsa soprattutto interessante allorché sono intervenuti alcuni di voi con domande e riflessioni, pertinenti e profonde.
    Il dialogo può continuare, con chi vuole, in questa specie di blog.

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    Nella presentazione ho cercato di mettere in luce alcuni elementi riguardanti la condizione dell'essere giovane oggi, nati sia nella mia esperienza professionale sia in quella di genitore ed osservatore.


    E' molto frequente che per i ragazzi di oggi noi genitori prospettiamo soprattutto i pericoli, il negativo, i rischi. L'idea del futuro è soprattutto mostrata in negativo. Questo è un segno di quanto il mondo è cambiato, e di come le prospettive della vita siano cambiate rispetto a quando eravamo giovani noi.

    Una conferma di questo ci è data dalla riconsiderazione di quella che era la copertina dell'Uomo dell'anno 1966 di TIME, rivista americana. Con la definizione della categoria di coloro che avevano 25 anni o meno (“25 and under”), si individuava non una singola personalità, ma un segmento della società, per il quale le aperture sul futuro erano immense e disponibili. Il titolo dell'articolo, altra cosa significativa, era “l'erede”. http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,843150,00.html

    I ragazzi sembrano possedere e gestire con estrema facilità le risorse tecnologiche e le novità che vengono di continuo proposte. Questo utilizzo li rende molto rapidi nelle decisioni, molto abili, e permette di raccogliere moltissime informazioni dal mondo.
    Si tratta però di informazioni affastellate, disordinate; la rapidità e l'accessibilità non lasciano il tempo per approfondire, per sentire come propria e giustificata la natura di quello che si fa: la brillantezza, la rapidità a cui ci si abitua rendono difficile, io credo, l'attribuzione di un valore, di una profondità.
    Le esperienze rischiano di essere percepite come tutte uguali, contemporanee ed equivalenti, non ordinate secondo una successione basata sul passaggio di fasi diverse, ognuna con una propria ragione di essere.
    Questo accade soprattutto nel porsi all'interno delle relazioni: la conoscenza, la fiducia, si stratificano nel tempo, non automaticamente o per sempre.

    Altrimenti, la distanza e la separatezza sembrano non esistere più: ognuno può essere presente con un altro in ogni luogo del mondo, senza che esistano la distanza, o il tempo necessario per costruire ed accettare l'attesa: basti pensare a che cosa voleva dire aspettare l'arrivo di una lettera, di una risposta. Nell'attesa possono svilupparsi nuove idee, nuovi bisogni, nuove urgenze da soddisfare. Se tutto è presente e disponibile, allora tutto è uguale, egualmente piatto, tutto significa la stessa cosa.

    Questo fa pensare alla difficoltà nel costruire un rapporto di intimità con l'altra persona. Sapere stare da solo (citando un grande studioso, D Winnicott) costituisce un passaggio nell'evoluzione personale del bambino. Egli impara a stare da solo allorché i suoi bisogni di dipendere, di essere rassicurato, sono stati ragionevolmente soddisfatti.
    Un momento successivo è quello del sapere stare insieme, del riuscire a stare insieme, tollerando un insieme di aspetti, di inadeguatezze, di difficoltà di comunicare, a cui non si è sempre abituati. Stare insieme, in fondo, significa sapere accettare la realtà e rinunciare alla fantasia ed all'idealizzazione.
    A questo servono le relazioni, soprattutto quelle affettive: a costruire un'idea di sé, un'esperienza di come si è, allorché ci si trova all'interno di una relazione caratterizzata dall'intimità.

    E' stato notato da M Mahler, studiando la nascita psicologica del bambino, come esistano, per il bambino che comincia a muoversi autonomamente, fasi in cui viene conquistata la distanza dai genitori; a queste fasi corrispondono momenti in cui si torna indietro (non solo concretamente), quasi a riassaporare l'idea che la madre ed il padre sono sempre lì, e che si può continuare ad allontanarsi: questo processo è stato definito in inglese refuelling, vale a dire “rifornimento di benzina”.

    Anche per chi è un po' più grande esistono bisogni di fare ogni tanto questo tipo di benzina. “Fare rifornimento” non vuole dire attingere ad un patrimonio infinito (ad esempio il denaro dei genitori...), ma vuole dire riuscire a vedere nel mondo che ci circonda le possibilità che esso offre, che possono essere tali da generare nuove capacità e curiosità.

    Ho poi citato Robinson Crusoe (1719), in cui si seguono le disavventure di quest'uomo che ancora adolescente sente il desiderio fortissimo di vedere il mondo; chiede consiglio al padre, che gli consiglia energicamente di inytraprendere una carriera di avvocato, tranquilla e priva di rischi. Robinson invece, alla fine di un certo travaglio, lascia la casa e va per il mondo, finendo poi per naufragare sulla famose isola deserta. Vi resta per 28 anni, fino a che avrà l'occasione di fare ritorno a casa, insieme a Venrdì, insieme ad un gruppo di marinai inglesi fermatisi presso l'isola dopo un ammutinamento.
    E' significativo quello che Robinson fa l'ultima sera che trascorre sull'isola, prima di tornare in patria: egli si occupa di trasmettere a due condannati che resteranno lì, per evitare il castigo in patria essendosi ammutinati, le conoscenza relative a come sopravvivere sull'isola, coltivando la terra ed allevando gli animali.
    In questa funzione egli si comporta come un genitore, che sa incoraggiare e soddisfare le domande che vengono poste, o che sente che potrebbero essere poste. Egli sente di che cosa questi due uomini potrebbero avere bisogno.


    Spero di essere stato abbastanza chiaro. Sarei curioso di leggere qualche commento da parte di chi ha letto fin qua. Grazie.