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Medico chirurgo, Specialista in Psichiatria.
Psicoterapeuta.
Iscritto all'Albo dei Periti e dei Consulenti del Tribunale di Lodi.

Dottor Davide Manghi

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    05/07/14 - Addio a Daniel Keyes

     


    E’ morto una decina di giorni fa Daniel Keyes, autore di Fiori per Algernon, un romanzo breve uscito nel 1959, dal quale venne anche tratto un film, “I due mondi di Charly”, (“Charly”) del 1968.
    E’ il racconto, in forma di diario, di come un debile mentale, Charly Gordon, acquisisce - per un esperimento di “Intelligenza Accresciuta” - una grandissima intelligenza; si tratta però di un cambiamento temporaneo, e Charly inizia a rendersi conto di stare per perdere tutto, per ritornare lentamente e dolorosamente al livello di partenza (“ciò il ricordo che ò fatto qualcosa ma non ricordo cosa”).
    Algernon è il topino da laboratorio che per tutto il racconto fa da battistrada a Charly: per primo subisce l’intervento, diventa intelligentissimo, poi perde le sue capacità. In lui Charly si riflette, e di lui non si dimentica, quando invita alla fine del suo diario i dottori a non dimenticarsi di portare qualche fiore sulla sua tomba.

    La vicenda veniva ambientata nel 1965, pochi anni più avanti di quello in cui veniva scritto: si immaginava una Scienza che poteva sentirsi onnipotente ma si ritrovava fragile nelle illusioni e nei rischi, in un clima di utopia e ideali ben rappresentato anche dal fatto che a Cliff Robertson - Charly - fu attribuito l’Oscar come migliore attore protagonista, così come è interessante che la musica fosse di Ravi Shankar, musicista indiano del tutto estraneo dall'establishment hollywoodiano.
    La vicenda di Charly generava in noi lettori uno sguardo empatico e comprensivo, l’idea che ognuno fosse degno di attenzione e di speranza, e questo elemento ebbe sicuramente, mescolandosi ad infiniti altri, un valore nella formazione mia personale e nella scelta di diventare, in quegli anni, psichiatra.
    Charly è un antenato di Forrest Gump: lo sguardo di quest'ultimo sulla realtà, semplice e lontano dal conflitto, la semplicità, l’ingenuità, hanno la traccia di Charly, senza portarne però il dolore e lo smarrimento. La poesia adesso è altrove, si può essere soddisfatti di sé e curiosi del mondo così come si è, senza dover cambiare.

    In Italia Fiori per Algernon apparve sull'antologia Le meraviglie del possibile (Einaudi, 1959), che per molti della mia generazione è stata una specie di Bibbia, un labirinto di avventure e di squarci sul futuro.

    Ricordo i pomeriggi di prima estate, appena finita la scuola: infinite partite a pallone, scoperta della musica ed esplorazioni letterarie, vocazioni e sguardi sul mondo.